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Passarono altri quindici giorni. La routine della caserma assorbì completamente il tenente, che dalle intercettazioni non ebbe nessuna novità. Una domenica Gelsi si alzò all'alba, e dopo una rapida colazione uscì col suo cucciolo di Border Collie, Angel, cinque mesi di vitalità canina. Dalla sua casa di via Tommaso Grossi si diresse verso Brunate, attraverso il sentiero che passa da San Donato. Camminava in fretta, stando dietro a fatica al suo cane, ma nonostante questo riusciva a riflettere, deciso a mettere in ordine le idee a proposito dell'omocidio di Ceriani, che lo rodeva da dentro come un tarlo affamato. La croce bianca...la croce bianca... "Porca puttana la Svizzera!" esclamò il tenente. Angel si fermò, scodinzolando, e si voltò verso il padrone; alcuni animali del bosco, probabilmente mufloni, scapparono velocemente. Gelsi cadde in una sorta di catalessi mistica, rimase in piedi, lo sguardo fisso, i pensieri persi in un vortice inarrestabile; il cane gli girava intorno guaendo, incapace di richiamare l'attenzione del padrone. Dopo un quarto d'ora un sorriso sornione si aprì sulle labbra del tenente, che dall'uragano cerebrale aveva estrapolato e messo in fila via via delle tessere sempre più numerose e in grado di armonizzarsi tra loro. Controllò le tacche sul cellulare; c'era campo. Chiamò la sua caserma:
"Cisari, sei tu?" disse quando al terzo squillo qualcuno rispose.
"Buongiorno capo, cosa ci fa già in piedi alle sette del suo giorno libero? Comunque non sono Cisari, sono Tettamanti..."
"Senza neanche avere ascoltato, Gelsi riprese con decisione: "Entro dieci ore voglio sapere tutto, ma proprio tutto, della signora Federica Prada in De Luca e di suo marito".
"Va bene, capo. Volevo dirle anche..."
"Cosa ci fai ancora lì Tettamanti? Vai,vai, al lavoro!" e chiuse bruscamente la chiamata. Camminò per dieci chilometri, compiendone almeno uno di dislivello su e giù per le montagne, perdendosi nella fatica che gli produceva una rigenerante ed ambita libertà mentale. Si fermò solo una quarantina di minuti per un piatto di pizzoccheri e mezzo litro di rosso alla Baita Carla.
La sera, verso le diciannove, rispose ad una telefonata del brigadiere Cisari. Parlarono per venti minuti.
"Domani alle otto precise voglio te, Tettamanti e Cappelletti a casa mia", disse in conclusione.
"Ma veramente Cappelletti è di riposo, domani..."
"Ciao, a domani. Puntuali mi raccomando..."